Chiara Bettazzi


A TUTTI GLI EFFETTI

Chiara Bettazzi
A TUTTI GLI EFFETTI
a cura di Alessandro Sarri
Villa Romana Firenze
04. - 18.06.2021


"La domanda più insidiosa, la domanda a cui non si può rispondere proprio perché qualcosa accade, qualcosa si mostra, qualcosa comunica, qualcosa chiede conto aspettando una decodificazione, un senso che peraltro si è già manifestato pena la sua impossibilità di venire in presenza.
Cosa fa, cosa inaugura una presenza? Cosa mostra una presenza? Cosa appare quando appare qualcosa? Di più, l’angoscia di riconoscimento potrebbe mai far apparire qualcosa senza essere già stato riconosciuto addirittura prima di sé? Questa serie di domande è alla base del concetto costitutivamente virtuale di pareidolia che costituisce il fuoco teorico di questo progetto.
La pareidolia infatti sta per qualcosa - nasce, si forma e persiste, seppur strutturalmente in media res - che non si dà, per un immagine che potremmo definire impossibile, indecrittabile e quindi intollerabile. Qualcosa si nota ma non si vede, qualcosa si configura attraverso una referenza paradossale, una referenza che, antinomicamente, appare laddove questa non combacia, non penetra diremmo subliminalmente, come dicevamo sopra, formandosi, risolvendosi, indirizzandosi, nel tentativo di sventare, in tempo reale, tutta la sua modulazione processuale, tutta la sua, per dirla con Sartre, mostruosa spontaneità, senza principio, senza fine e senza fini che non si mostra né si nasconde.
Tale catastrofe referenziale sfugge ad ogni divenire e compimento possibile, facendosi puro effetto senza causa di una referenza assoluta, né modello né copia di qualcosa quindi ma proliferazione atopica di una copia originale intesa come accadere dell’accadere della cosa stessa che si nasconde nella metastasi brulicante della propria manifestazione in fieri. Modulazione acefala che non esiste ma insiste - come sussistenza parassitaria della rappresentazione - al fondo di tutta la pratica o più correttamente prassi di Chiara Bettazzi.
Artista toscana che da sempre si commisura - attraverso un empirismo radicalmente immanente che fa di ogni oggetto l’oggetto del suo oggetto - con l'enigma dell'automatismo: con ciò che si muove da sé permanendo in sé in un processo congenito infinito, in una sorta d’immacolata concrezione.
Il punto cieco dell'oggetto innesca così l'operazione automatica e prototipica e non semplicemente ricombinatoria e archetipica di Bettazzi - come esperiremo in questa personale che comprenderà lavori o più esattamente lavorii pregressi nonché interventi site specific pensati per Villa Romana - generando neoplasie ottiche e aptiche, polluzioni sonore celibatarie, atti in atto di una costellazione di tratti che altro non fanno che recuperare la totalità oscurata dalla selezione.
La foto, l’installazione, il video configurano, mediante isomorfismi estroflessi ed introflessi, non tanto un ma il processo unico, organicamente unicellulare di un evento singolarmente impersonale che fa mentre si fa, che si modifica fino a pervenire ad un certo stato per poi recuperarsi a cominciare da lì, ritornando, sempre di nuovo, a tutti gli effetti, a sé a partire da quell’esteriorità intestina innominabile, riarticolandosi in una pareidolia che rivela che non c’è niente da rivelare."

da "A Tutti Gli Effetti
Il Dispositivo Paraeidolico di Chiara Bettazzi" Testo di Alessandro Sarri




Chiara Bettazzi, Diary 2012/2020 video color sound. Durata 13’ 33’’